“Le Università italiane ed europee nel mercato globale dell’innovazione– Un anno dopo”
che si terrà il 18 gennaio 2008 a Roma, Camera dei Deputati (Sala del Cenacolo).
Il seminario si presenta come un follow-up della conferenza su “Quale il futuro dell’università italiana? Proposte per la riforma” svoltasi il 22 gennaio 2007 a Roma, Camera dei Deputati.
Leggi il documento delle dieci proposte su:
http://www.uraniasciences.com/index.php?option=com_content&task=view&id=92&Itemid=1〈=en
I CANTIERI PROGETTUALI
Auspicare che l’Università italiana diventi più competitiva non è dunque indicazione sufficientemente operativa se non precisiamo che le Università nel loro complesso dovrebbero:
1. Rafforzare la capacità dell’Università italiana di produrre innovazione attraverso un significativo spostamento di risorse verso utilizzi (progetti, ricercatori, università) maggiormente produttivi.
2. Inserire l’Università italiana nel circuito globale dell’innovazione, aprirla all’esterno nei suoi processi decisionali e operativi, attrarre docenti e studenti italiani e stranieri.
3. Aumentare la produzione di laureati e lo stock di competenze che ai diversi livelli il mondo del lavoro richiede.
4. Rendere il sistema Italia innovation friendly, in grado di valorizzare e beneficiare nella massima misura possibile dell’innovazione prodotta dall’Università, quale soggetto in grado di produrre non solo ricerca di alto livello, ma anche classe dirigente (economica, politica, culturale) e cittadini che a vari livelli coltivano e migliorano le proprie competenze, capacità di giudizio, consapevolezza delle questioni più importanti che hanno impatto sull’esistenza di tutti.
L’approccio
Tali obiettivi possono essere perseguiti, a nostro avviso, con un metodo che assume due criteri fondamentali, criteri che distinguono questa riforma da altre[1] clamorosamente fallite negli ultimi quindici anni (nonostante fossero generate da buone intenzioni e sostenute da “sponsorizzazioni” politiche non insignificanti):
1. La riforma avverrà tendenzialmente a costo zero.
L’Università italiana non assorbe meno risorse rispetto alle Università di altri paesi europei o OECD, tuttavia la spesa va ripensata per portarla a maggiori livelli di produttività. Una Università più produttiva sarà anche capace di moltiplicare le risorse pubbliche attraendo capitali privati e non italiani.
2. La riforma procederà per sperimentazioni e incoraggiando l’adozione di modelli diversi.
Il cambiamento che noi sollecitiamo prevede, sostanzialmente, la fine dell’Università italiana come blocco monolitico, e l’affermarsi di Università a diverso livello di autonomia. Una differenziazione di modelli nell’offerta interna, e la conseguente competizione che si genererebbe, sarebbe in grado di selezionare, mediante un sistema di controllo della qualità rigoroso, i modelli vincenti che potrebbero essere diversi a seconda dell’orientamento (Politecnici, Università Linguistiche etc). Non sarebbe richiesta una liberalizzazione/ privatizzazione generalizzata e istantanea. Una rete di Università dotate di maggiore autonomia decisionale potrebbero affiancare quelle ordinate secondo il sistema statale vigente. Sarebbe la valutazione dei risultati a consentire con oggettività l’individuazione dei modelli vincenti, con l’ulteriore beneficio che la competizione costringerebbe tutti gli attori a migliorare la qualità. I modelli di successo, stabilito mediante parametri internazionalmente riconosciuti, sarebbero incoraggiati in ragione dei benefici che hanno dimostrato di generare.
I CANTIERI PROGETTUALI
Auspicare che l’Università italiana diventi più competitiva non è dunque indicazione sufficientemente operativa se non precisiamo che le Università nel loro complesso dovrebbero:
1. Rafforzare la capacità dell’Università italiana di produrre innovazione attraverso un significativo spostamento di risorse verso utilizzi (progetti, ricercatori, università) maggiormente produttivi.
2. Inserire l’Università italiana nel circuito globale dell’innovazione, aprirla all’esterno nei suoi processi decisionali e operativi, attrarre docenti e studenti italiani e stranieri.
3. Aumentare la produzione di laureati e lo stock di competenze che ai diversi livelli il mondo del lavoro richiede.
4. Rendere il sistema Italia innovation friendly, in grado di valorizzare e beneficiare nella massima misura possibile dell’innovazione prodotta dall’Università, quale soggetto in grado di produrre non solo ricerca di alto livello, ma anche classe dirigente (economica, politica, culturale) e cittadini che a vari livelli coltivano e migliorano le proprie competenze, capacità di giudizio, consapevolezza delle questioni più importanti che hanno impatto sull’esistenza di tutti.
L’approccio
Tali obiettivi possono essere perseguiti, a nostro avviso, con un metodo che assume due criteri fondamentali, criteri che distinguono questa riforma da altre[1] clamorosamente fallite negli ultimi quindici anni (nonostante fossero generate da buone intenzioni e sostenute da “sponsorizzazioni” politiche non insignificanti):
1. La riforma avverrà tendenzialmente a costo zero.
L’Università italiana non assorbe meno risorse rispetto alle Università di altri paesi europei o OECD, tuttavia la spesa va ripensata per portarla a maggiori livelli di produttività. Una Università più produttiva sarà anche capace di moltiplicare le risorse pubbliche attraendo capitali privati e non italiani.
2. La riforma procederà per sperimentazioni e incoraggiando l’adozione di modelli diversi.
Il cambiamento che noi sollecitiamo prevede, sostanzialmente, la fine dell’Università italiana come blocco monolitico, e l’affermarsi di Università a diverso livello di autonomia. Una differenziazione di modelli nell’offerta interna, e la conseguente competizione che si genererebbe, sarebbe in grado di selezionare, mediante un sistema di controllo della qualità rigoroso, i modelli vincenti che potrebbero essere diversi a seconda dell’orientamento (Politecnici, Università Linguistiche etc). Non sarebbe richiesta una liberalizzazione/ privatizzazione generalizzata e istantanea. Una rete di Università dotate di maggiore autonomia decisionale potrebbero affiancare quelle ordinate secondo il sistema statale vigente. Sarebbe la valutazione dei risultati a consentire con oggettività l’individuazione dei modelli vincenti, con l’ulteriore beneficio che la competizione costringerebbe tutti gli attori a migliorare la qualità. I modelli di successo, stabilito mediante parametri internazionalmente riconosciuti, sarebbero incoraggiati in ragione dei benefici che hanno dimostrato di generare.
Tra gli obiettivi da garantire:
1. produzione di risultati innovativi sostenibili a livello globale;
2. trasferimento di conoscenza alle imprese e alla società civile;
3. allargamento della popolazione destinataria dei processi di trasmissione oltre il segmento degli studenti a tempo pieno
4. accesso alla conoscenza da parte di tutti
5. garanzia delle migliori opportunità a chi ha il potenziale più elevato.
La descrizione dei cantieri
1. Attrarre i migliori studenti stranieri, rafforzare i programmi che consentano agli studenti italiani di trascorrere un periodo del percorso universitario all’estero, attrarre i ricercatori stranieri, incoraggiare la mobilità internazionale dei docenti italiani, strutturare la “rete dei talenti”.
2. Spostare risorse da utilizzi meno produttivi a più produttivi (tasse per finanziare borse, chiusura presidi ridondanti per edilizia scolastica, dai segmenti più anziani a quelli più giovani).
3. Migliorare la resa della spesa pubblica in ricerca utilizzando le risorse pubbliche per attivare risorse private.
4. Passare da un sistema di distribuzione di risorse rigido ad uno basato sulla valutazione e sull’incentivo alla qualità.
1. produzione di risultati innovativi sostenibili a livello globale;
2. trasferimento di conoscenza alle imprese e alla società civile;
3. allargamento della popolazione destinataria dei processi di trasmissione oltre il segmento degli studenti a tempo pieno
4. accesso alla conoscenza da parte di tutti
5. garanzia delle migliori opportunità a chi ha il potenziale più elevato.
La descrizione dei cantieri
1. Attrarre i migliori studenti stranieri, rafforzare i programmi che consentano agli studenti italiani di trascorrere un periodo del percorso universitario all’estero, attrarre i ricercatori stranieri, incoraggiare la mobilità internazionale dei docenti italiani, strutturare la “rete dei talenti”.
2. Spostare risorse da utilizzi meno produttivi a più produttivi (tasse per finanziare borse, chiusura presidi ridondanti per edilizia scolastica, dai segmenti più anziani a quelli più giovani).
3. Migliorare la resa della spesa pubblica in ricerca utilizzando le risorse pubbliche per attivare risorse private.
4. Passare da un sistema di distribuzione di risorse rigido ad uno basato sulla valutazione e sull’incentivo alla qualità.